Metti una giornata a Expo.. parte prima

Metti una giornata a Expo.. parte prima

Lunedi 15 giugno 2015 è il giorno stabilito per Expo e tutto è stato preparato con cura nei giorni precedenti onde evitare soprese dell'ultimo minuto : biglietti acquistati tramite punti Esselunga (con un forte risparmio rispetto al prezzo intero) e convertiti in data fissa e parcheggio a Rho-fiera già prenotato e pagato da sabato sera. Ciliegina sulla torta : la pioggia del giorno prima, che ha smorzato quella calura insopportabile dei giorni addietro. Morale, alle 9.45 si parte, mio marito e io, col mio pancione, un paio di jeans- leggins molto comodi (soprattutto sul giro vita) , una canotta e una grande borsa con scorte idriche. Tutto fila liscio perchè nel giro di 20 minuti arriviamo e parcheggiamo, solo 10 minuti per percorrere il sottopasso fresco e coperto che porta all'ingresso di Expo. Possiamo già saltare le code della biglietteria e gli attenti volontari , notando il mio "carico sporgente" ci dirottano verso la corsia d'entrata con precedenza : mi sento già una privilegiata.2015-06-15 10.49.36

Il padiglione zero si staglia davanti a noi come una grandiosa porta d'ingresso a un mondo magico: richiamo alla mente le immagini del suo interno viste in televisione e decidiamo , seppur a malincuore, di passare oltre per non affrontare già da subito una lunga coda. Aggiriamo quindi il "Divinus alitus terrae" ed eccoci già subito immersi in un caleidoscopio brulicante di persone , culture , profumi e colori che non aspettano altro che farsi scoprire da me. Sono desiderosa di immergermi e di nutrirmi di tutto questo, almeno per le prossime undici ore non voglio pensare ad altro e iniziamo il nostro giro senza un programma o una meta , ma con la sola voglia di saziare la nostra curiosità!

Ci sembra rispettoso iniziare con il Nepal e siamo subito catapultati in un tempio induista curatissimo nei suoi lignei dettagli architettonici.

 

 

Il Belgio segue subito dopo : un altro mondo rispetto al precedente con un profumo di legno che ci accompagna per una leggera salita che si fa volentieri per ammirare un maitre chocolatier  all'opera, circondato dalle sue sculture di cioccolato. Cioccolatini, birra e gioielli esposti in vetrina a sottolineare le eccellenze del paese. Comprerei volentieri una scatola di "Guylian", i nostri cioccolatini preferiti, ma il caldo delle 11.15 a.m , mi scoraggia subito!2015-06-15 11.11.05

Comunque seguiamo questa scia golosa e ci tuffiamo nel cluster di cacao e cioccolato e per la prima volta vedo dal vivo una fava di cacao, c'è anche profumo, ma proviene dai vari chiostri a tema, posizionati tra i vari paesi: cioccolata calda al peperoncino, blocchi di  farro fodente e variegato banana mi catturano..meno male che c'è mio marito che mi riporta alla dura realtà, trascinandomi al prossimo padiglione!

Regno Unito: veniamo accolti da un labirinto di erbe efiori di campo e non ci capisco molto e la frase dietro le mie spalle "Bisogna chiamare il nonno, che c'è l'erba da tagliare!", mi fa intuire che non sono l'unica. Tante arnie in legno alla fine del percorso: ci guardo dentro e ci vedo il logo di Masterchef e ci capisco ancora meno.. Colonnine da cui si sente il ronzio delle api ci accolgono alla base di un avveniristica torre di alluminio e plexiglas su cui saliamo: bella la vista e la terrazza su cui si può degustare il fish and chips. Chiedo scusa ladies and gentleman, ma sono un po' perplessa da tutto ciò…

Meno male che c'è l'Ungheria a rinfrescare i miei neuroni con suoni e immagini di cascate di acqua cristallina in un padiglione molto semplice, ma ricco di tradizione: due ricamatrici e un pittore di manufatti in legno fanno da cornice ad un futuristico pianoforte a coda che sembra voler prendere il volo. "Siete cio' che mangiate e ciò che bevete" , recita il motto a caratteri cubitali scritto sulla parete, mentre decine di mazzi di peperoncino colorano e profumano con un leggero pizzicore tutto il soffitto. Al piano superiore terrazza- ristorante con gulash. Brava Ungheria: tanto buon gusto!

Arriva uno dei momenti clou della giornata: il padiglione del vino con le sue 1.400 etichette! Devo dire che è bellissimo, a partire dal percorso che coinvolge i quattro sensi (che sono anche i soli che mi posso permettere!) al piano inferiore : la frescura , come se si fosse in una vera cantina , i colori del vino in altrettante bottiglie e i profumi ricreati in apposite teche, il tutto avvolti da una musica operistica che inebria la mente e il cuore.

Al primo piano c'è la degustazione, ma io mi devo astenere, osservando e invidiando mio marito, che invece con soli 10€ si è accaparrato una scelta di tre nettari degli dei da assaporare, nonchè un calice di vetro che si terrà di ricordo..Comunque lo seguo e lo consiglio: 1-Brunello di Montalcino "Camigliano" . Cerco a questo punto nella zona " Grandi marchi e Gran Cru" il mitico Sassiccaia,(e quando ci ricapita di assaggiarlo?) ma, non trovandolo, chiedo a una sommelier, che mi fa capire che un'etichetta del genere non ha bisogno di pubblicità, quindi non è presente nella scelta. Peccato, penso, in fondo un po' di bellezza alla portata di tutti ogni tanto non farebbe male.. 2-Guidalberto tenuta san Guido (stesso produttore Sassiccaia a quanto ci dicono) 3-Schioppettino di Prepotto (il mio preferito dopo il Chianti classico). Usciamo e guardando il sorriso un po' ebete di Gabriele, penso che sia molto soddisfatto della visita.. Il padiglione in effetti è davvero ben studiato e lo consiglio come tappa obbligata di Expo!

I cugini d'oltralpe ci accolgono a casa loro e sono davvero curiosa, dal momento che ne avevo sentito parlare molto bene. In effetti è così: bel padiglione con un percorso fra le colture tipiche delle varie regioni di Francia, mentre all'interno bottiglie, mestoli , piatti e pentole appesi alle pareti e in bella vista nelle teche, come a ricreare un' immagine di fattoria di lusso. Bella l'idea delle cupole sensoriali, fra cui quella che riproduce la voci degli chef e il rumore di una cucina; molto chic i nomi degli chef stellati, ognuno accanto ad una costellazione.

Penso che alle 13.50 ho fame e al piano superiore ci attende il "Café des chefs": leggendo il menù giudichiamo i piatti abbordabili per le nostre tasche, non così purtroppo per le bottiglie in carta e , non vedendo la possibilità di singoli calici, desistiamo. Lì a fianco i cordiali Paesi Bassi ci aspettano con la loro Eat street , piena di furgoni del gusto e il ristorante al coperto e al fresco in cui ci sediamo.

Continua…

About Maria

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.