Il piccolo noce e il pruno selvatico

Il piccolo noce e il pruno selvatico

2016-04-07 14.13.10Un triciclo sgangherato, due manine che ne afferrano il manubrio, facendolo dondolare a destra e a sinistra: il piccolo pilota è già padrone della strada e la mamma, spinta silenziosa alle sue spalle, lo guarda divertita, mentre avanzano insieme fra gli alberi da frutto del giardino. Il ciliegio, il pero e il melo Granny Smith esibiscono fieri i loro candidi fiori, spandendo nell'aria un leggero profumo, promessa della frutta che sarà, e si mescola, portato dal vento, con quello agrumato delle magnolie, di cui è incorniciato il lungo viale di beole. Il nonno, sebbene impegnato nel taglio dell'erba, emerge ogni tanto dal verde turbinio che gli gira attorno, per rivelare l'identità delle varie piante, che a un occhio poco abituato potrebbero sembrare tutte uguali. Le api sono già al lavoro da un bel pezzo, nel loro ronzante andirivieni non si curano di coloro che le osservano curiosi, lasciandosi fotografare come la più innocente soubrette su uno yacht di lusso. Più avanti, il piccolo orto del nonno è già costellato di ciuffi verdi, che emergono dalla terra, nascondendo i loro preziosi bulbi, non ancora pronti ad essere raccolti; ma è in fondo al giardino che il piccolo mezzo è diretto. Appena prima delle alte querce infatti c'è un piccolo alberello, un noce, che emerge fiero dal terreno e accanto a lui un albero un po' più grande, un pruno selvatico, che lo sovrasta materno, come a volerlo proteggere. Il noce è stato piantato lo scorso settembre, nato inaspettatamente da uno scoiattolo dispettoso, abituato a nascondere il suo bottino di ghiande nei vasi di fiori e si pensava non resistesse, il piccolo arbusto, una volta messo nel terreno, invece ha superato alla grande l'inverno ed ora eccolo lì, a godersi il sole nella prima bella stagione della sua vita. Il pruno invece ha una storia diversa, lui era nato da un'altra parte, in un boschetto vicino, una radura ombrosa, in cui non sarebbe sopravvissuto, se la cocciutaggine di due giovani mani, incuranti di cosa lui fosse, non lo avessero sradicato e portato in un altro terreno, dove nessuno lo avrebbe mai più soffocato. Il pruno è cresciuto negli anni, è diventato più robusto e fra aprile e maggio viene costellato da un'infinità di verdi gemme, che schiudendosi lo ricoprono di candida coltre fiorita; ma si ferma lì, è selvatico e non è destinato a dare frutto. Il piccolo noce invece no, lui diventerà alto e forte e sovrasterà il pruno, che adesso lo guarda dall'alto, darà tanti frutti, protetti e preservati in una morbida corazza verde, frutti duraturi nel tempo. Due alberi vicini, che affondano le radici nello stesso terreno, ma comunque diversi tra loro, così vuole la natura e così è giusto che sia. Il pruno selvatico guarderà, senza interferire, il piccolo noce diventare sempre più forte, fino a vederlo stagliare i suoi rami nell'azzuro del cielo, resistenti ai temporali più violenti, generosi di frutti, riparo e nutrimento per tanti animali. Il pruno lo accompagnerà, finchè potrà, poi lo lascerà andare, felice e grato alla natura, che glielo ha posto accanto..2016-04-07 14.17.57

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