Memoria storica

Memoria storica

Una gran folla stipava già di buon mattino lo spazio antistante l'ingresso dei seggi elettorali e il chiacchiericcio da brusio sommesso si era ormai trasformato in un gran vociare di uomini e donne che discutevano fra loro: finalmente, dopo tanto tempo, si poteva farlo alla luce del sole e ognuno diceva la sua sugli avvenimenti che avevano scosso il paese ancora una volta.

"Ma io l'ho sempre detto che dovevamo far votare anche voi donne!" diceva il Mario, il voltagabbana del paese, un fiuto incredibile  per i cambiamenti, prima rosso, poi nero , mezzo clericale, sempre attento a non scontentare mai nessuno.

"Votate la repubblica, mi raccomando!"andava gridando la Rosina col suo fazzoletto rosso che esibiva ben annodato al collo, come fosse un giro di perle preziose.

"Fate passare, largo, largo!"  una voce si distingueva forte e chiara, mentre la folla si divideva ordinatamente in un due ali al comando di un improvvisato Mosè. 

"Ah, ah," gracchiava  la Rosina " guardate , guardate bene che è l'ultima volta che ci spostiamo tutti per far passare uno di quelli lì, i monarchici, gli amici del re. Ma da domani si cambia, vergogn.." Ma la frase le si strozzò in gola alla vista di chi stava avanzando lentamente. Una giovane coppia sulla trentina, lui alto e dai lineamenti un po' spigolosi aiutava la moglie, minuta, dal viso tondo e sorridente, a camminare con quel pancione ingombrante ormai arrivato a fine corsa. 

" Auguri Giulìn, ma sà ca lé una tusa. Sa tàn dìs tì, Cleta?"

" Mì a dìsi che da tusa ga sarà dumà la repubblica duman sira!"

Il giorno dopo lo sapevano tutti che la Cleta aveva avuto ragione e la giovane repubblica italiana aveva visto nascere il terzo maschio della famiglia. Sono passati settant'anni, una moglie, tre figli e sette nipoti, tutti ancora ad aspettare il terzo della Cleta e del Giulìn, che sta tardando, perché dal dottore c'è sempre la fila! Alla fine però ce la fa ad arrivare e noi a fargli i nostri auguri insieme a una bottiglia di Cartizze. 

Sì, avrò anche un po' romanzato tutta la vicenda, lo ammetto, ma la storia di mia nonna col pancione che era stata fatta passare durante il referendum del 2 giugno 1946 ha superato i decenni, arrivando fino a me che a mia volta la passerò a mio figlio. Si può ben capire quindi come mai in casa nostra non si sia mai saltato un compleanno della repubblica, nemmeno prima che fosse festa nazionale e il perché racchiude il significato della memoria storica di ciascuno di noi:la storia fatta dai grandi si intreccia indissolubilmente alla vita dei semplici, è stato sempre così e sempre lo sarà e tutto quello che gira attorno è supposizione e fantasia..ai posteri l'immaginare tutto questo, sperando che il futuro ci regali ancora tanti Manzoni, Fogazzaro o Fallaci. Il presupposto imprescindibile per tanta grazia letteraria è solo uno: non stancarsi mai di raccontare e di parlare alle nuove generazioni, anche se non vorranno ascoltare il seme sarà gettato comunque e prima o poi troverà un terreno fertile..

Tagliatelle tricolori20160531_131814

Ingredienti per due persone 

160 gr semola rimacinata di grano duro 

55 gr di gambi di biete rosse

40 gr circa di acqua

200 gr di robiola

1 cucchiaio di latte

Sale e pepe q.b. 

Erba cipollina q.b

  • Lessa i gambi delle biete in acqua bollente per 4 min. Tritali in un mixer con la semola, aggiungendo acqua fino ad avere un composto compatto.Trasferisci su una spianatoia e completa l'impasto a mano. Metti in frigo a riposare per 30 min.
  • Riprendi il panetto di pasta, stendilo in una sfoglia spessa circa 3 mm, cosparsi di farina, arrotola la sfoglia su su sé stessa e ricava delle tagliatelle larghe circa 1 cm e tuffale per circa 4 in acqua bollente salata. 
  • Nel frattempo stempera la robiola con il latte in una padella, regola di sale pepe, scola la pasta e falla saltare con la robiola, aggiungendo delldell'acqua di cottura se necessario. Sistema le tagliatelle nei piatti e completa con l'erba cipollina tagliata a coltello.

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