Pentole e coperchi

Pentole e coperchi

pentole e coperchiPenso di non peccare di presunzione affermando che c'è qualcosa nella cucina, una saggezza ancestrale, verso cui nessuno può evitare di confrontarsi e che la rende la metafora di vita per eccellenza, capace di  semplificare e chiarire tutte o quasi le situazioni che si possono presentare nell'esistenza di ciascuno di noi. Nei vangeli si paragona il regno dei cieli al lievito, mentre l'importanza dei figli di Dio viene associata al sale, senza il quale ogni piatto perderebbe di sapore nonostante la maestria del più abile chef. Potere didascalico, creare immediatamente un'immagine che resista oltre le parole e che non dia adito a nessun fraintendimento, un po'come i proverbi, frutto di menti nutrite da una vita semplice, che magari ti mette a dura prova, ma non ti ingannna mai. Saranno passati ormai trent'anni o anche qualcosa di più, era il tempo in cui le fiction si chiamavano sceneggiati e li si guardava tutti insieme in famiglia (oggi mettere d'accordo cinque anime su cosa vedere dopo cena è un'impresa che ha dell'assurdo). "State buoni se potete":un film per la TV sulla vita di san Filippo Neri, sacerdote nella Roma del '500, quella di borgata, non dei sacri palazzi, che da anima santa qual'è,  ha sempre il demonio alle calcagna, che assume sembianze umane, pensando di passare inosservato,  Quindi vicino alla parrocchia apre bottega un fabbro, in cui sono in vendita un sacco di pentole, ma i coperchi, quelli no, non li fa.

"Perché non fa i coperchi?" chiedo allora incuriosita a mio papà 

"Perché il diavolo fa le pentole, non i coperchi: così dice il proverbio." risponde lui.

Il significato l'ho compreso solo parecchi anni dopo e in quest'ultima settimana ci ho pensato spesso a quella pentola d'acqua bollente che si anima un po'troppo all'aggiunta del sale per la pasta oppure a quella che schizza salsa, sporcando tutto intorno, come volesse ribellarsi, nonostante una fiamma regolata al minino. E poi arriva lui ,il coperchio, che tieni sempre a portata di mano sopra il lavandino, perché le pentole loro sì che si impilano l'una nell'altra per risparmiare spazio, mentre il coperchio no, lui sta al suo posto, un po' defilato forse, ma sempre pronto ad agire in caso di necessità, l'unico che può placare gli animi e mettere a tacere qualsiasi pentola. 

In questo momento siamo l'una di fronte all'altra: io, impotente e rabbiosa e lei, esultante nella sua pazzia, nei suoi schizzi implacabili a qualsiasi mio tentativo di avere la meglio.La guardo, è anni che ci faccio il sugo, pensavo di conoscerla e invece..la fiamma più di così non la si può abbassare e di buttare tutto quello che ho preparato non se ne parla nemmeno. Allora cerco istintivamente il mio coperchio, ma non mi riesce di trovarlo, dove cavolo l'avrò messo? Eccolo, lì in fondo, dove non avrei mai pensato di trovarlo, stavolta è trasparente per vedere meglio cosa succede dentro la pentola, ma quand'è che l'ho comprato non me lo ricordo nemmeno eppure fa il suo dovere e dopo qualche istante di lotta, tutto finisce e la cucina cambia faccia come un cielo onorato da un vivace arcobaleno dopo un terribile temporale.

Questa è stata la mia storia dei giorni appena passati e ripensandoci dopo un attimo di stordimento penso che, anche nelle situazioni più difficili in cui non vediamo via d'uscita, il coperchio arrivi sempre al momento giusto, anche quando dopo tante battaglie risulta un po' malconcio rispetto ad una pentola nuova di zecca. W i coperchi e soprattutto Lui, che è quello che li fa!

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