Eugenio il seme

Eugenio il seme

Eugenio era il figlio di una bella zucca dalla buccia verde, spessa e bitorzoluta, di quelle che una volta mature non c'è che l'imbarazzo della scelta, perché la sua polpa gustosa è adatta a tutto ciò che con una zucca si può cucinare. Il contadino che l'aveva piantata lo sapeva bene e per questo la riempiva di attenzioni, innaffiandola giorno dopo giorno, aspettando con ansia il momento in cui, alla fine dell'estate, l'avrebbe recisa dal fogliame che la ancorava saldamente al terreno, per poi farla maturare ancora un poco sotto il porticato di casa, finché ai primi freddi di ottobre avrebbe potuto finalmente farla a fette.

Eugenio era ignaro di tutti i progetti che si facevano nel mondo là fuori, lui sapeva solo che dentro la sua mamma, al buio e al calduccio, si stava davvero bene:c'era sempre un gran vociare intorno a lui che di fratelli e sorelle ne aveva davvero tanti, a occhio e croce saranno stati una cinquantina.C'era Rodrigo, che era tanto grosso quanto prepotente e c'era da stargli alla larga se non le volevi buscare, poi Niccolò, piccolo e tenero, che si coccolava attorcigliandosi tutto attorno ai dolci filamenti aranciati della mamma. La preferita di Eugenio però era Margherita,  timida e dolce, ma anche forte e decisa quando ce n'era bisogno e bellissima nel suo luminoso biancore, tanto che riusciva a far luce perfino lì dentro. Eugenio invece non si distingueva nè per bellezza nè per acume e non sentiva nemmeno il bisogno di farsi notare, se ne stava lì al suo posto,  tranquillo, senza farsi troppe domande, viveva felice con la dolce e succosa linfa della mamma che non mancava mai. Finché arrivo la fine dell'estate e la cesoia del contadino si portò via la bella zucca con tutti i suoi semini: il succo della mamma cambiò e tutti facevano domande, spaventati dalla cosa, chiedendo il perché. La mamma li rassicurava con le sue dolci parole tutti i giorni, spiegando che cosa sarebbe successo da lì  a poco e cioè che si sarebbero separati, ma non si doveva avere paura, perché tutti i semi sono preziosi e la natura lo sapeva bene e avrebbe fatto di ognuno di loro la cosa migliore, bisognava solo fidarsi!  Niccolò piangeva e si stringeva forte alla mamma, mentre Rodrigo, tirando calcioni a destra e a manca, non vedeva l'ora di saltare fuori, perché lì dentro ormai era diventato troppo stretto per lui. Eugenio invece non sapeva cosa pensare, per la prima volta in vita sua era spaventato, le sue certezze stavano crollando, quando vide Margherita serena e sorridente e decise di avvicinarsi a lei per avere meno paura..In quel momento un bagliore argenteo li separò, tagliando la zucca di netto in due metà: la luce del sole era accecante e tutti i semi chiusero gli occhi, mentre la grossa mano del contadino li raccolse in una bacinella; tutti tranne Eugenio che scivolò da quelle dita callose e cadde sotto il tavolo della cucina. Da lì vedeva tutti i suoi fratelli che ridacchiavano mentre il fresco getto del rubinetto li lavava da tutti i filamenti materni, poi via ad asciugarsi dentro un bianco canovaccio dove vennero lasciati a riposare. Eugenio tentò di uscire da sotto il tavolo per raggiungerli in qualche modo, ma poi pensò che nessuno si fosse accorto della sua mancanza, mentre parlottavano tutti allegri fra loro, se la prese a male e decise che avrebbe fatto a modo suo. In un attimo fu sotto la porta e via di corsa fuori da lì verso la libertà.  L'autunno si rivelò davvero mite quell'anno e il piccolo seme passava le sue giornate sdraiato fra i prati a farsi accarezzare dai morbidi raggi del sole, mentre la sera si addormentava vicino alle radici degli alberi, coprendosi con le foglie cadute. Quella vita fatta di ozio e priva di regole gli piaceva e forse tutto sommato la mamma si era sbagliata, ognuno in fondo era libero di decidere del proprio destino, come era successo a lui, che ora era felice. Purtroppo per lui però l'inverno arrivò in anticipo con un gelido vento da nord a frustare tutta la campagna; il piccolo seme non sapeva dove andare, solo e infreddolito vagò per i campi, finché gli mancarono le forze. Si inginocchiò a terra e pianse, pensando a quel giorno in cui aveva voltato le spalle alla mamma e ai suoi fratelli. Calde lacrime bagnavano la scura terra, mentre candidi fiocchi scendevano  come una danza dal cielo, Eugenio li guardò e un profondo senso di pace lo avvolse: si sdraiò e chiuse gli occhi.

Quando il caldo bacio del sole lo risvegliò da un torpore durato ormai troppo a lungo, il seme si stiracchiò e fece per alzarsi, ma guardandosi attorno si vide circondato da tante foglie, larghe e di un verde brillante, che gli impedivano di muoversi, nonostante i suoi inutili tentativi di divincolarsi. Si accorse d'un tratto di  un bisbiglio, flebile, quasi sussurrato, poi ce ne fu un altro e un altro ancora, e poi ancora, tanto che alla fine smise di contarli; Eugenio tese gli orecchi e si mise in ascolto, poi provò a parlare con quelle vocine, imparò a conoscerle ad una ad una, senza  mai stancarsi di discorrere con loro. Poi un bel giorno un contadino passò di lì, li vide e li portò con sé,  perché una zucca così bella, cresciuta quasi di nascosto in un fosso, senza l'aiuto di nessuno, era un vero regalo della natura. 

Eugenio alla fine era diventato una meravigliosa zucca, perché malgrado tutto, la natura lo conosceva bene, meglio di quanto lui avrebbe mai potuto conoscere sè stesso. Nessuno può cambiare la propria natura e così alla fine un buon seme non può che dare un buon frutto.

 

 

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