La foodblogger e il nonno

La foodblogger e il nonno

Mi ero preparata alla grande, caricata a molla, quando con un misto di emozione e di paura ho varcato la soglia della RSA per il primo incontro del progetto "Ricordi in cucina".  Poi dalla reception chiamano Sara, l'operatrice che mi affiancherà e che conosce molto bene tutti gli ospiti della struttura.

< È arrivata la foodblogger per te> le dicono al telefono, mentre io sorrido e cerco di spiegare alla signora che mi ha accolto che diavolo sia una foodblogger. 

<Mi piace cucinare e lo racconto> rispondo con semplicità, perché spesso la parola, soprattutto quella straniera, tende a disegnarti per quello che non sei.

Nel frattempo arriva Sara che mi mette subito sul chi va là, perché gli ospiti questa storia della foodblogger non l'hanno presa molto bene: cose del giorno d'oggi, che suscitano uno scarso, per non dire inesistente, interesse nelle generazioni a cui il secolo scorso non ha risparmiato nulla.

A quel punto penso che la foodblogger ha rotto le scatole anche a me e quasi quasi la butto giù per le scale😉, ma è troppo tardi: siamo già arrivati in reparto,  dove una quindicina di persone sta guardando il telegiornale. Sara spegne la tele e invita tutti a radunarsi attorno al tavolo allestito per l'occasione: una bella tovaglia gialla, un'oliera contenente olio pugliese dop di un verde magnetico accanto a cui svuoto direttamente la mia borsa. Sotto il peso di sguardi attenti, ho quasi paura mentre estraggo pc e tablet, ma per fortuna ho portato anche oggetti un po' meno sospetti come mattarello, grembiule e un bel filone di pane bianco comprato giusto per l'occasione.

I visi di fronte a me non mentono, come quelli dei bambini, che non sanno e non vogliono nemmeno nascondere il loro disappunto, in più Sara si deve assentare, ma solo per qualche minuto – così dice- minuti eterni per me!

Ora sono sola, io e loro, senza più aiuti esterni e allora decido di non aspettare oltre e mi presento, alla mia maniera, per quella che sono, sapendo che mi sto giocando tutto, perché la prima impressione ti si attacca addosso come un etichetta di un barattolo del supermercato: hai mai provato a toglierla? 

Qualcuno dice che ci sono al massimo sei gradi di separazione fra due individui presi a caso in questo nostro mondo e in fondo io ho sempre vissuto a Corbetta, come suppongo parecchi dei miei ascoltatori, quindi prendo un bel respiro e attacco: <Buongiorno a tutti, mi chiamo Maria, sono di Corbetta, mio nonno si chiamava Angelo Magistroni, detto il Giulin, magari qualcuno di voi se lo ricorda.>

Insomma il mio asso pigliatutto è stato calato al momento giusto e ha preso tutto quello che si poteva sul banco: la foodblogger antipatica era stata soppiantata da una persona in carne ed ossa con un passato che loro avevano toccato con mano e che io ero avida di conoscere. 

Al suo rientro Sara ci ha trovati in una fitta conversazione,  tanto da pensare che ci conoscessimo da tempo, quando invece era bastato semplicemente presentarsi per quello che si è. 

L'incontro è filato via liscio e gli ospiti hanno parlato per quasi tutto il tempo di risotti, di pane cotto nel forno comune al tempo della guerra e di pasta fresca impastata tutti i giorni per almeno sei persone. Abbiamo fatto fatica, io e Sara, ad interrompere il fiume di parole e ricordi, ma volevamo concludere con un assaggio di bruschetta, perché ad ogni incontro è abbinata una ricetta specifica, che pensavamo avrebbe riscosso un discreto successo: nulla di più sbagliato!

<Non ci piace la bruschetta, vogliamo i biscotti! > il coro è stato unanime e io in fondo l'ho sempre saputo che la mia abilità è più nella chiacchiera che nel coltello!😉

La prossima volta biscotti, è deciso! Quindi il progetto continua, non grazie a chissà quale diavoleria del nuovo millennio; il merito è tutto di quel bambino nella foto, quello lì in prima fila, classe 1911, il quarto da destra, ma sì che lo vedi, è quello con la macchia d'inchiostro sul viso.

Altro che foodblogger! Grazie a te, nonno!💖

 

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