Sapore di mamma

Sapore di mamma

Ogni bambino che nasce non è ancora in grado di camminare, ma  sa danzare, e anche molto bene, avendo ben chiaro dove vuole arrivare , muovendo quei piccoli piedini dalla pelle un po' rugosa: il latte della mamma infatti costituisce un irresistibile richiamo  per quel piccolo e fragile esserino . Dicono che il primo latte materno, il colostro,  sia dolcissimo e che il bambino ne sia naturalmente attratto perché  l'odore gli ricorda quello del liquido amniotico, che per nove mesi ha rappresentato per lui una specie di suite super lusso con piscinetta riscaldata sempre alla giusta temperatura. Il parto però lo ha catapultato in un ambiente freddo in compagnia di persone che lui non conosce, ma la mamma ha già un gusto ed un odore ben preciso: questo è il primissimo ricordo  che la nostra memoria cataloga e che porta il nome di "mamma". Non è un caso allora se il primo gusto che la nostra lingua percepisce (proprio sulla punta) sia il dolce e non a caso l'infanzia è fatta di dolcezza, o perlomeno così dovrebbe essere. Poi arrivano ad essere conosciuti e magari anche apprezzati tutti gli altri gusti e in ognuno io ho la fortuna di poter ricordare il sapore della mia mamma.

Tutto ha inizio con un impasto giallo e burroso dal sapore di vaniglia che gronda da grandi ciotole di ceramica, due manine imbrattate e una faccina sporca a leccare il cucchiaio di legno, sorda ai severi spauracchi di orde di vermi che mi avrebbero invaso lo stomaco! Poi arrivava il giovedì, accompagnato da quel sacchetto di carta bianca da panettiere, profumata di lievito, e che io spiavo gonfiarsi e annusavo avida, guardando l'orologio a cucú della cucina, aspettando con impazienza il momento in cui la mamma sarebbe salita dal negozio, per poter prendere così la mia sedia e godermi lo spettacolo della pizza tirata con il matterello proprio davanti ai miei occhi increduli di bambina. Io mettevo le fette di mozzarella e poi giù sul pavimento di fronte al forno a controllare e ad avvistare la prima bolla, vero marchio di fabbrica della nostra pizza casalinga. Le salsicce arrosto invece, tagliate a piccoli pezzi e ben abbrustolite, costituivano il paradigma della felicità dei pranzi dopo la scuola, e guai a togliermi il pentolino con la puccia in cui avrei intinto un'intera michetta. Le domeniche invece erano scandite dal riso che, da candido, si bruniva nel sugo dell'arrosto, con qualche pezzetto di carne che scappava sempre dentro fra un chicco e l'altro e che la mamma cercava di dare a noi bambini,  perché quelli erano i bocconi più gustosi. Poi, poi , poi.. mentre scrivo i ricordi affiorano alla mente moltiplicandosi e mi basta chiudere gli occhi per metterli ancora una volta tutti nel piatto e assaporarne appieno il gusto che, devo riconoscere con piacere, si è conservato magnificamente durante questi quasi 42 anni, ed il merito è tutto tuo..Grazie mamma !😍

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