Pane e neve

Pane e neve

Pane e neve

Scende e lo capisci, perché  la senti già da sotto le coperte ancor prima di aprire le finestre e  di intravederla nella rosea oscurità dell'alba: la neve c'è e non è vero che è silenziosa, tutt'altro! L'unica cosa è che il suo suono ha una frequenza debole, sommessa e si rivela solo agli orecchi più attenti, che non si lasciano distrarre da quella campana che ovatta tutto quello che c'è attorno come in una gigantesca boule de neige.

Pezzi strappati di una grossa matassa di zucchero filato che trova il suo equilibrio su un esile stelo di legno, ma che hanno il gusto del pane, morbido e fragrante come quello che pregusti, non ancora sfornato, al solo profumo che emana dalle botteghe del corso.

Pane che cade dal cielo, neve che ha il sapore del pane, la manna a quanto pare doveva essere proprio così -pensavo l'altro giorno mentre i miei impasti lievitavano nel silenzio della cucina e la neve poggiava i suoi grossi fiocchi pesanti su tutto quanto.

Il pane è vita, mentre la neve con il suo manto ce la preserva e la custodisce integra e pura in vista di quel traguardo, la primavera, in cui questa vita sboccera' di nuovo nei suoi colori più vivi.

Dina avrà più di ottant'anni, non gliel'ho mai chiesto,  perché a una signora non si domanda mai, le mani sebbene provate dall'artrite sembrano ricordare l'agilità di un tempo e mentre stende e ripiega più volte quei piccoli bocconi di impasto si lamenta con me, che l'ho preparato.

"È troppo morbido – mi dice- non viene mica il Ferrarese così, sai?" L'accento delle rive del Po le è rimasto e il piglio di chi sa il fatto suo pure. 

Il pane alla fine viene e lei sorride soddisfatta, mentre prende in mano i panini ancora caldi, gli occhi che scrutano le piccole pagnotte e le soppesano come a dire che in fondo l'arte c'è ancora, quella imparata in casa insieme a tutta la famiglia che la sera impastava e la mattina dopo modellava il pane prima di andare al lavoro nei campi.

Fare il pane è sempre una festa, oggi come in passato, guardarlo lievitare e cuocere lentamente, mentre la casa si riempie del suo profumo; Dina è felice ed io con lei, la magia si rinnova ogni volta, come la vita, che ora dorme serena sotto la neve.

Quasi Ferraresi

Ingredienti per 6 panini

250 gr di farina 0

250 gr di farina di grano duro

12 gr di lievito di birra fresco

1 cucchiaino di zucchero

300 gr circa di acqua tiepida

2 cucchiai di olio extravergine d'oliva 

2 cucchiaini di sale

  • Metti le farine nella ciotola dell'impastatrice, sciogli il lievito in un bicchiere di acqua e mescola lo zucchero, poi versa insieme alla farina e inizia ad impastare. 
  • Aggiungi i tre quarti dell'acqua e poi l'olio, quindi termina con l'acqua rimasta e il sale.
  • Impasta a bassa velocità per circa 10 min, poi metti l'impasto in una ciotola pulita, copri con della pellicola e fai lievitare in un luogo caldo per circa due ore.
  • Dividi l'impasto in sei palline e stendi ciascuna in una striscia con il matterello, poi arrotolata sul lato corto, ristendila e arrotola ancora per tre volte.
  • Incidi ogni panino con un taglio sul lato lungo e fai lievitare su una placca da forno per circa 30 min.
  • Cuoci in forno già caldo a 220 gradi per circa 25 min. Sforna i panini e battili sul dorso con le nocche, devono produrre un suono sordo, altrimenti continua la cottura per 5 min ancora. 

 

 

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